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Apicoltura Cavalieri a Festa a Mare

sabato 2 luglio 2016 09.03.11 America/Los_Angeles

Un gruppo di amici, una persona straordinaria che sta affrontando una battaglia ardua con il sorriso nel cuore, la SLA che ti cambia la vita e ti costringe a riscrivere i progetti e le speranze, il richiamo alla solidarietà che dalle sponde dell’Adriatico arriva dall’altra parte, sul Tirreno, in Campania, in Cilento… Impronta Cilento, il Caseificio Chirico, l’Apicoltura Cavalieri che rispondono immediatamente all’appello e si preparano a stringersi attorno a Pasquale Tuccino Centrone, a dimostrargli che la SLA in questo frangente è servita a conoscersi, ad incontrarsi, ad abbracciarsi… un appuntamento di grande spessore: 20 chef stellati, 24 aziende con i loro prodotti, 12 artisti che espongono le loro opere, 25 partner che hanno dato il loro contributo per la perfetta riuscita dell’evento…

Per chi non lo conoscesse ancora, Pasquale Centrone è un uomo che da sempre ama il mare, un colto e passionale poeta della ristorazione, nonché uno straordinario e raffinato selezionatore di materie prime. Sin da ragazzo, sotto l’attenta guida di suo padre “Tuccino”, ha iniziato la sua carriera lavorativa offrendo ai turisti il più celebre e popolare piatto della sua costa, le famose “cozze e provolone”, per poi sviluppare nel tempo, una volta aperto il ristorante di famiglia, una personalissima tecnica di taglio e di presentazione dei suoi famosi crudi di mare che, per molti anni, è stata e continua ad essere la sua firma nel mondo della ristorazione pugliese.

Tuttavia, alcuni anni fa, nel bel mezzo della sua inarrestabile ascesa professionale, dopo aver condotto il suo ristorante ai vertici delle più prestigiose guide gastronomiche, Pasquale si è imbattuto nella più subdola delle malattie, la sclerosi laterale amiotrofica (la SLA).

Dopo un primo duro colpo iniziale, Pasquale “Tuccino” è riuscito a trovare, anche attraverso il recupero delle sue passioni di sempre, la forza di reagire alla malattia, tanto che i primi a stupirsene, sono proprio le persone che lo spronano a continuare la sua lotta per la vita, sopraffatti ogni giorno, da un’inaspettata serenità e da una immensa gioia di vivere.

E’ proprio a queste persone, ai suoi familiari e al suo caro amico Vittorio Cavaliere, che lo stesso Pasquale Centrone ha espresso alcuni mesi fa, il desiderio di realizzare presso il suo ristorante, un evento di beneficenza che fosse in grado di sostenere la ricerca scientifica, devolvendo tutto il ricavato della manifestazione, alle associazioni conSLAncio e AISLA, entrambe impegnate da tempo a sconfiggere la malattia che, purtroppo, affligge Pasquale già da alcuni anni.

La prima parte della festa avrà inizio alle ore 12.30 con Il Pranzo Buono“,un esclusivo appuntamento, buono nel gusto e buono nel cuore,  riservato a soli 140 ospiti, dove cucinerà per i commensali una brigata letteralmente stellare, formata dai 20 chef Michelin:

Oliver Glowig 
(La cucina di Oliver)
Fabio Pisani (Il Luogo di Aimo e Nadia, Milano)
Angelo Sabatelli (Ristorante Angelo Sabatelli, Monopoli – Ba)
Cristian Torsiello (Osteria Arbustico, Valva – Sa)
Andrea Migliaccio (Capri Palace Hotel, Capri – Na)
Nicola Fossaceca (Ristorante Al Metrò, San Salvo Marina – Pe)
Eduardo Estatico (J.K. Place, Capri – Na)
Maria Cicorella (Ristorante Pashà, Conversano – Ba)
Vitantonio Lombardo(Locanda Severino, Caggiano – Sa)
Felice Sgarra (Ristorante Umami, Andria – Ba)
Andrea Ribaldone con Domenico Scingaro (Ristorante da I Due Buoi Alessandria / Borgo Egnazia, Savelletri di Fasano, Br)
Errico Recanati (Ristorante Andreina, Loreto, An)
Stefano Mazzone (Grand Hotel Quisisana, Capri, Na)
Salvatore La Ragione (Ristorante Mammà, Capri, Na)
Pasquale Palamaro (Ristorante Indaco, Ischia, Na)
Peppe Stanzione (Ristorante Le Trabe, Paestum, Sa)
Paolo Barrale (Ristorante Marennà, Sorbo Serpico, Av)
Lino Scarallo (Ristorante Palazzo Petrucci, Napoli)
Vincenzo Guarino (Ristorante Il Pievano, Gaiole in Chianti, Si)
Gianluca D’Agostino (Ristorante Veritas, Na)
Michelina Fischetti(Ristorante Oasis, Vallesaccarda, Av)
Andrea Cannalire (Ristorante La Sommità, Ostuni, Br)
Enzo Florio (Ristorante Da Tuccino, Polignano a Mare, Ba)
Salvatore Elefante (Ristorante Il Riccio/Capri Palace, Capri, Na)
Roberto Franzin (Ristorante Acquasale, Ostuni (Br)

Ma non solo cibo: il Pranzo Buono sarà ricco di sorprese dedicate a Pasquale Centrone, grazie all’adesione di tanti personaggi dello spettacolo che hanno voluto sostenere l’iniziativa, e sarà impreziosito dalle tante opere d’arte messe a disposizione da numerosi artisti.

La seconda parte della grande festa prenderà vita dalle ore 19.30 negli spazi sul mare antistanti il ristorante, e sarà la vera e propria Festa a Mare, in ricordo di quelle feste sulla scogliera che aprivano la stagione estiva.

Sotto le luminarie, coccolati dal rumore del mare, street food stellare, vini e birre di qualità, artigiani del gusto, cooking show (che vedranno protagonisti le giovane promesse pugliesi, la Nazionale Italiana Cuochi e gli chef di Taste of Peace) e ancora sorprese dal mondo dello spettacolo faranno entrare nello spirito di gioiosa festa che accompagnerà fino a notte i partecipanti.

L’accesso alla Festa a Mare sarà possibile acquistando il kit degustazione all’ingresso (con calice e sacca, costo 15 euro) che darà la possibilità di degustare liberamente tra gli stand fino ad esaurimento scorte.

Il Cilento farà orgogliosamente la sua parte: Silvia Chirico e Francescantonio Cavalieri saranno presenti agli stand per presentare i loro prodotti, eccellenze del territorio che testimoniano la bontà di un percorso che il Cilento sembra finalmente aver imboccato. La mozzarella nella mortella, per Chirico, sarà il prodotto di punta, sicuramente in grado di suscitare (come è già successo in un’altra occasione qualche mese fa a Corato) grande interesse e grande curiosità, ma saranno presenti anche tutti gli altri prodotti del Caseificio Chirico, una piccola azienda familiare che piano piano è cresciuta ed oggi sta assumendo sempre più le connotazioni di una splendida realtà territoriale con la valorizzazione di risorse e l’adozione di soluzioni nel settore della sostenibilità ambientale: citiamo ad esempio l’impianto di Biogas che fornisce energia a tutta l’azienda, un vero e proprio fiore all’occhiello!!

Non è da meno il contributo dell’Apicoltura Cavalieri: anche questa un’azienda a conduzione familiare che è uscita dalla connotazione di amatorialità grazie all’impegno costante e appassionato di Franco e della consorte Tania, in origine era il papà di Franco ad occuparsi delle api e dei loro prodotti, poi l’azienda si è ingrandita ed evoluta al punto che oggi non parliamo solo di miele o polline o propoli o pappa reale… oggi parliamo anche di farro, di piccole produzioni di olio di oliva extravergine, legumi ma, soprattutto, della tradizione ripresa e valorizzata da Franco e Tania. Stiamo parlando del “Torroncino degli Sposi”, vera e propria eccellenza della tradizione recuperata grazie all’intuito di queste persone straordinarie e laboriose. Il Torroncino degli Sposi è un dolce tradizionale che si offriva come simbolo beneaugurante nelle cerimonie nuziali del passato ed è un impasto di mandorle tritate, zucchero e miele… una vera e propria delizia del palato che verrà offerta in questa kermesse.

Ci corre  l’obbligo di citare però anche l’Azienda Cobellis che, nonostante non possa essere presente all’iniziativa per problemi di organizzazione, ha voluto testimoniare la propria solidarietà con l’invio di prodotti dell’azienda: Crai (Fiano 2014 in purezza), Piscriddi (Barbera, Sangiovese, Aglianico 2013) e l’ottimo Olio di Oliva Extravergine denominato Ruìne.

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Il miele, i mieli...

lunedì 4 gennaio 2016 05.14.25 America/Los_Angeles

Lo fanno le api, è dolce ma non solo...

Tutti sanno che il miele lo fanno le api, che è dolce e che fa bene, il miele però può anche essere amaro, può essere solido, o meglio cristallizzato, oppure liquido, chiaro, oppure scuro con tanti gusti e aromi diversi.

Cosa fanno le api sui fiori?

Sono molte le specie di insetti che si nutrono di quanto le piante possono offrire, ma di questi solo le api trasformano il nettare in miele. Il nettare è un liquido zuccherino che molte piante producono per attrarre gli insetti che, visitando i fiori, trasportano il polline e permettono così l'impollinazione di piante anche lontane tra di loro.

Come conservano il nettare?

Il processo che permette alle api di rendere conservabile il nettare è simile a quello che viene usato per rendere conservabile la frutta estiva, trasformandola in confettura. Consiste nell'eliminazione dell'acqua, fino ad ottenere una concentrazione di sostanze zuccherine così elevata da non permettere il degrado dell'alimento. Nella preparazione di confetture la frutta viene fatta bollire lungamente; le api invece fanno evaporare l'acqua in eccesso con un processo più delicato, una ventilazione a temperatura ambiente, che preserva meglio le sostanze e i profumi dei fiori.

Polline e nettare

Un errore frequente è di pensare che le api producano il miele a partire dal polline. Il polline ha per le piante una funzione riproduttiva, è però ricco di sostanze alimentari nobili (proteine e vitamine) e costituisce un prezioso alimento per moltissimi insetti. I fiori ne producono quantità molto più abbondanti rispetto a quello che sarebbe necessario per la fecondazione. Le api lo raccolgono grazie a un sistema di "spazzola e pettine": il polline resta aderente ai folti peli che ricoprono il corpo dell'ape. Con le zampe l'ape si spazzola il corpo e raccoglie così il polline, che poi impasta con una gocciolina di nettare e fa aderire a una speciale parte delle zampe posteriori, le cestella del polline. Le api usano il polline come alimento e lo conservano nei favi dell'alveare, ma non c'entra con la formazione del miele.

La melata

In natura le api dispongono di un'altra fonte di cibo zuccherino: si tratta della melata. Si chiamano "melata" le secrezioni zuccherine di diversi insetti che si nutrono della linfa delle piante. Per ottenere le quantità necessarie di sostanze nobili di cui hanno bisogno per vivere e moltiplicarsi, questi insetti (afidi, cicaline, cocciniglie) sono costretti ad assorbire quantità enormi di linfa. Dopo aver trattenuto le componenti più preziose, emettono all'esterno dei prodotti di scarto in cui le sostanze nutritive, e in particolare gli zuccheri, sono ancora molto abbondanti. Le api utilizzano queste secrezioni come fossero il nettare, per alimentarsi e per farne miele, il miele di melata, appunto, caratterizzato da un colore molto scuro e da una particolare ricchezza nutrizionale rispetto ai mieli di nettare.

Dal nettare (o dalla melata) al miele

Per trasportare il nettare le api devono introdurlo all'interno del proprio corpo, in una speciale sacca detta "borsa melaria". Una volta arrivate all'interno dell'alveare le api scaricano la gocciolina di nettare alle api di casa, che provvederanno a far evaporare l'acqua in eccesso esponendo la gocciolina di miele in formazione all'aria calda e asciutta dell'alveare. La gocciolina sarà poi deposta all'interno delle cellette dei favi dove si completerà il processo di evaporazione dell'acqua (maturazione), fino a raggiungere il livello necessario a rendere conservabile il prodotto. A quel punto la celletta dell'alveare sarà sigillata con uno strato di cera (opercolo).

Dal favo al vaso

Per arrivare alla tavola l'unico passaggio necessario è l'estrazione del miele. Con un coltello o altro attrezzo simile viene rimosso lo strato di cera che chiude le cellette (opercolo) e il miele viene estratto dai favi con un passaggio in un estrattore centrifugo, che per mezzo della rotazione permette di far uscire il miele dai favi senza danneggiarli.

Un alimento davvero speciale

Il miele è un alimento speciale, che deve tutte le proprie caratteristiche esclusivamente alla natura, al tipo di risorsa raccolta dalla api e al loro lavoro, mentre l'apicoltore si limita ad estralo e a renderlo disponibile. La definizione legale del prodotto prevede proprio che al prodotto commercializzato come "miele" non venga aggiunto nè tolto niente.

I mieli uniflorali

I mieli uniflorali o monoflorali sono quei mieli che le api ottengono principalmente dal nettare (o dalla melata) di una sola pianta. E' possibile ottenerli quando una fioritura è sufficientemente estesa, abbondante e non contemporanea ad altre. L'apicoltore deve in questo caso preoccuparsi di mettere melari vuoti al momento dell'inizio della fioritura e levarlo prima che intervenga una fioritura successiva.

Non miele ma mieli

In Italia non di  "miele", al singolare, si deve parlare, ma di mieli, al plurale. Le differenze che esistono tra un prodotto e l'altro, sono dovute soprattutto alla diversa natura del nettare o della melata di origine. Ne risulta una gamma di prodotti molro diversi per aspetto, colore, odore e sapore. Ogni ambiente e ogni momento dell'anno produrrà quindi un miele diverso e irripetibile.

I mieli millefiori

Non è possibile separare in un secondo momento quello che le api raccolgono, nel caso di fioriture contemporanee si otterranno mieli misti, cioè millefiori. Un millefiori non è mai uguale ad un altro, i millefiori sono tanti quante le possibili combinazioni di piante; per cui tanti prodotti diversi con un solo nome.
Non si deve intendere che i mieli millefiori siano meno buoni e pregiati dei mieli monoflora. Anzi i millefiori rappresentano spesso una combinazione di gusti, aromi, colori e consistenza molto ricercata e unica.

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La varroa

venerdì 20 novembre 2015 06.42.13 America/Los_Angeles

La varroatosi è una malattia parassitaria dell'ape causata da un piccolo caro visibile ad occhio nudo: Varroa destructor. Colpisce in maniera particolarmente grave l'Apis Mellifica (ape domestica), attaccando sia le api adulte sia le larve. In Italia è stato individuato per la prima volta nel 1984 e per diversi anni è stato confuso con Varroa jacobsoni, un altro acaro sempre del genere Varroa, però meno aggressivo che convive, negli alveari dell'Apis cerana, assieme a Varroa destructor. Entrambi gli acari parassitizzano l'Apis cerana, un'ape orientale che da millenni convive con questi parassiti e quindi ha imparato ad individuare gli acari varroa nelle cellette o sul dorso delle altre api, li afferra con le mandibole e infligge loro delle lesioni mortali.
La varroatosi è un'infestazione che per la sua rapida diffusione, i danni che provoca, la mancanza di prodotti e metodi in grado di eliminarla definitivamente, deve essere considerata fra le più gravi . Una malattia che ha cambiato profondamente le tecnica apistica, rendendo molto più difficoltoso il rapporto dell'uomo con l'ape. La sua presenza negli alveari di Apis mellifica è una delle nefaste conseguenze dell'attività umana di allevamento delle api: l'apicoltura. Oggi dobbiamo convivere con questa scomoda presenza e cercare di mettere in atto una serie di tecniche, accorgimenti ed interventi per tenere sotto controllo non solo l'infestazione dell'acaro, ma anche le patologie che comporta. Senza il nostro intervento, infatti, l'alveare è destinato a soccombere.
Con il proprio apparato boccale la varroa fora facilmente le membrane esterne del corpo dell'adulto e delle larve di ape, succhiando l'emolinfa per il proprio nutrimento, causando gravi danni agli individui colpiti: indebolimento, ferite, lesioni di organi interni, malformazioni etc.
La varroa per un certo periodo della sua vita è dentro le cellette di covata; prima che questa venga opercolata (chiusa per la metamorfosi dell'insetto) la femmina della varroa depone da 2 a 5 uova sulla larva delle api o sulle pareti della celletta stessa. Dalle uova, dopo 24 ore, nascono piccole larve che con successive mute di crescita arrivano alla maturià sessuale. L'intero ciclo di sviluppo dura circa 6-7 giorni per i maschi e 8-9 giorni per le femmine di varroa. L'acaro per la sua crescita succhia l'emolinfa (il liquido interno) delle larve di ape che stanno crescendo nelle cellette e si avviano ad assumere le forme adulte. L'acaro varroa fuoriesce dalle cellette (dove è vissuto a spese della larva) nel momento in cui l'ape adulta rompe l'opercolo per uscire dal favo ed iniziare la vita attiva. In tal modo può spostarsi liberamente penetrando in altre cellette e riprendere il ciclo. Il momento della riproduzione della varroa avviene entro le cellette opercolate, prima della fuoriuscita delle femmine stesse; i maschi muoiono subito dopo l'accoppiamento. La femmina si fissa sugli adulti dell'ape tra il torace e l'addome, divenendo un parassita permanente dell'operaia o del fuco. Osservando attentamente, la femmina è visibile ad occhio nudo sia sul corpo dell'ape adulta, sia sulle larve. Su queste ultime è facile l'osservazione in quanto la varroa si distingue bene sulla loro superficie bianca. E' un parassita che si diffonde in maniera estremamente veloce; basta che un'ape sana venga a contatto con una infestata per trasmettere il parassita ad alveari diversi. Numerose sono le occasioni d'incontro senza l'intervento dell'uomo: per esempio durante la visita a un fiore, per effetto del saccheggio, nella sciamatura ecc.
A queste occasioni dobbiamo aggiungere l'opera dell'apicoltore che incosciamente può trasportare il parassita durante le normali pratiche apistiche (nomadismo, cattura di uno sciame, acquisto di sciami o attrezzature etc)

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Come iniziare l'attività di apicoltore (continua...)

mercoledì 4 novembre 2015 08.44.09 America/Los_Angeles



La scelta della colonia d'api è molto importante e delicata in quanto occorre fare attenzione a non portarsi a casa una colonia debole con regina vecchia, ammalata di peste o nosemiasi, oppure infestata in maniera eccessiva dalla varroa.
Per evitare questo pericolo è sconsigliabile acquistare vecchi alveari abbandonati (in alcune zone rurali è possibile talvota trovarli presso azienda agricole dove più nessuno ormai da anni si prende cura di essi). Nell'eventualità che ci trovassimo in questa situazione conviene prima di ogni altra cosa invitare il servizio veterinario dell'ASL di competenza a effettuare un sopralluogo all'apiario al fine di accertare lo stato sanitario delle colonie in oggetto.
Altra scelta da non fare è quella di iniziare con uno sciame di origine ignota. Nel caso trovassimo qualche sciame primaverile appeso a un ramo d'albero è evidente che, accanto alla necessità di offrire un'idonea sistemazione in arnia razionale, esiste anche il dovere di fare al più presto l'accertamento del suo stato sanitario.
La cosa migliore per una scelta sicura è quella di contattare un apicoltore di fiducia, il cui recapito ci può essere fornito anche dall'associazione o dal consorzio di apicoltori della nostra provincia di residenza, e stabilire per tempo l'accordo d'acquisto di uno sciame o di un nucleo artificiale.
Il nucleo artificiale proviene dalla suddivisione delle colonie che a primavera si apprestano alla sciamatura con la costruzione di celle reali e l'allevamento di nuove api regine. Viene preparato dall'apicoltore dividendo in più parti il ceppo iniziale, per fornire a ogni gruppo d'api una cella reale da allevare. La aregine del ceppo rimane in uno dei nuclei fino a quando verrà sostituita da una giovane. Lo sciame presenta invece la popolazione formata dalle api bottinatrici che hanno seguito la vecchia regina uscita in volo di sciamatura.
Il nucleo artificiale è quindi da preferire, non tanto per l'entità della popolazione, ma per la dotazione di regina giovane e di scorte immagazzinate nei favi; infatti il nucleo ha la regina proveniente dalla cella reale che gli è stata fornita al momento della sua formazione e, inoltre, ha ereditato scorte di miele e polline dal ceppo d'origine.
Inoltre il nucleo deve avere telaini con favi giovani e quindi con cera di colore giallo chiaro costruita al massimo duranmte l'annata precedente; evitiamo di acquistare nuclei con favi scuri in quanto possono avere cellette rimpicciolite, deformate, ammuffite, con tarme della cera e altri parassiti.
La qualità della regina e la sanità della colonia sono le premesse essenziali per un'apicoltura razionale e di successo. Per questo, oltre a quanto esposto, è bene richiedere all'apicoltore anche il relativo certificato sanitario emesso dall'ASL competente nel territorio, a garanzia dell'assenza di malattie tipo peste americana, peste europea, nosemiasi.

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Come iniziare l'attività di apicoltore

martedì 3 novembre 2015 03.14.23 America/Los_Angeles



Quando iniziare
Prima di intraprendere l'attività dell'apicoltore è bene prepararsi tecnicamente e soprattutto analizzare a fondo e con molto anticipo l'ambiente dove ci si trova ad operare, al fine di predisporre ogni cosa nel modo migliore per la buona riuscita dell'iniziativa. E' evidente che conviene iniziare l'attività apistica vera e propria a primavera, quando l'acquisto di uno sciame non comporta grandi problemi immediati per la conduzione, in quanto la stagione generalmente propizia favorisce naturalmente la crescita e lo sviluppo delle api.

Come iniziare
Comunque, anche se l'idea di quando iniziare è ben definita, non è sempre chiaro come iniziare, in quanto occorre effettuare una sorta di analisi preliminare che è necessaria per capire i limiti e le possibilità di realizzazione dell'apiario nel nostro ambiente.
L'analisi preliminare riguarda il nostro spazio a disposizione e l'ambiente che lo circonda. Un alveare potrà essere tenuto anche su una terrazza o su un balcone, ma le situazioni difficili non tarderanno a verificarsi,quando negli anni successivi ci troveremo costretti  a inseguire gli sciami tra i caseggiati dei vicini, spesso in posizioni scomode, con il disappunto di chi vi abita e, quindi, con scarse possibilità di successo. L'apicoltore che opera nei centri abitati deve fare necessariamente i conti con le altre persone che vi vivono e cercare di adottare tutti gli accorgimenti che consentono di fare attività apistica senza infastidire chi abita vicino.
Per chi possiede oppure ha a disposizione un fazzoletto di terra dove poter collocare qualche alveare, è possibile con particolari accorgimenti fare apicoltura e convivere in accordo con le esigenze del buon vicinato. Infatti, il nostro orto-giardino può essere preparato in modo tale da poter accogliere l'alveare offrendo alle api delle fonti nettarifere, ma soprattutto consentendo sia il nostro lavoro nell'orto o nel giardino sia il passaggio di persone nei pressi delle arnie senza pericolo di punture.
La preparazione di una siepe a crescita libera alta circa due metri, oppure di uno steccato costituito da una stuoia in canna palustre o bambù disposto in verticale, delle stesse dimensioni in altezza, consente di collocare l'alveare o gli alveari agevolmente anche in un ambiente poco spazioso, in quanto si costringono le api ad assumere una traiettoria di volo al di sopra delle persone, evitando di sbattere contro il viso di chi incautamente si avvicina o si trova a passare nei pressi.
In previsione di acquistare il nostro primo alveare, cercheremo di analizzare il potenziale nettarifero della zona, rilevando approssimativamente il calendario delle fioriture utili alle api, allo scopo di verificare le epoche di maggior flusso nettarifero e la loro durata. Questo ci consentirà di introdurre nel nostro orto-giardino delle piante che fioriscono proprio nel periodo di carestia, offrendo così costantemente fonti nettarifere o pollinifere alle api bottinatrici, a vantaggio del loro sviluppo.

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Scopriamo la propoli

venerdì 30 ottobre 2015 01.53.37 America/Los_Angeles

Cos’è la propoli?

La propoli è una miscela resinosa che le api raccolgono da fonti botaniche come le gemme e le cortecce di alberi e che successivamente lavorano, grazie alle loro secrezioni digestive, aggiungendo ingredienti extra (enzimi, cera, polline) in modo da ottenerne una sostanza atta alla protezione dell’alveare. La propoli è uno dei favolosi regali dell’alveare.
Questa meravigliosa sostanza, di color giallo-marrone-rosso, viene di solito prodotta dalle api tra agosto e ottobre in preparazione dell’inverno e per la protezione dell'alveare. La propoli viene infatti utilizzata per sigillare sia l’esterno che l’interno dell’alveare in modo da proteggerlo da agenti climatici e infettivi, che possono comprometterne la sua salute, quella delle api e delle larve. La propoli, infatti, oltre ad avere un ruolo importante nella edificazione dell’alveare, ha anche e soprattutto un’azione disinfettante e antivirale.
Le api la utilizzano innanzitutto per ricoprire punti chiave di passaggio e di accesso all'alveare. I tunnel d'ingresso all'alveare ricoperti di propoli svolgono così un'azione disinfettate sulle api (che entrano ed escono) e su agenti infettivi e nocivi per la vita dell'alveare. La usano come rivestimento protettivo sulle uova e sulle larve, nelle celle e per disinfettare cadaveri di animali, penetrati nell'alveare, e di api che non riescono più ad essere espulsi.
Questo lavoro di produzione della propoli e di rivestimento delle superfici interne dell'alveare fa sì che gli alveari siano tra gli ambienti più sterili in natura!
La materia prima della propoli non è altro che la resina prodotta dagli alberi. Per capire bene le proprietà della propoli occorre, quindi, studiare le resine e la loro funzione. Esse infatti vengono prodotte dalle piante per garantire un sistema immunitario che protegga gli alberi stessi da malattie e parassiti.
Quando un albero viene danneggiato, produce resina con la quale va a curare e a sigillare la parte, per evitare di contrarre infezioni e di venire attaccato da funghi. Allo stesso modo quando dei parassiti attaccano l’albero, la pianta li contrattacca con la produzione di resina che va ad uccidere gli insetti e le loro larve.
Le resine vengono inoltre secrete su superfici sensibili come boccioli e gemme per proteggerli dalle radiazioni ultraviolette e da danni causati da radicali liberi. In questo caso la resina non fa altro che contrastare questi radicali probabilmente grazie all’azione dei polifenoli (di cui la resina ha un’alta concentrazione).
La propoli viene prodotta dalle api che raccolgono le resine dagli alberi, le lavorano con le loro secrezioni salivari e vi aggiungono cera d’api e un po’ di polline. La struttura della resina viene quindi alterata grazie alle secrezioni delle api per ottimizzarne i benefici e le proprietà curative.

Quali sono i benefici della propoli?

La propoli occupa un posto molto importante tra i prodotti di origine del tutto naturale con proprietà curative e medicamentose. In primo luogo, è uno dei migliori antibatterici naturali con attività sia batteriostatica sia battericida contro un gran numero di batteri. Ha ottime proprietà anti-infiammatorie, antivirali e antifunghicide.
Ma vediamo più in dettaglio le sue proprietà curative. Come già anticipato ha un'ottima azione battericida contro batteri come: Helycobacter Pylori, Streptococcus mutans, Streptococcus Aureus, Streptococcus pneumoniae, Streptococcus pyogene, Escherichia Coli, Haemophilus Influenzae, Moraxella Catarrhalis e altri. Rinforza l’azione degli antibiotici (vale per la penicillina, per la sefralina, per la doxiciclina, ma non per l’ampicillina), e riduce la formazione di resistenza agli antibiotici.

Inoltre ha proprietà:

  • anti-infiammatorie
  • antivirali, per esempio contro il virus dell’herpes
  • funghicide (per esempio contro la candida albicans)
  • antiparassitarie (par ex. trichomonas)
  • antiossidanti
  • cicatrizzanti
  • immuno-regolatrici
  • anestetiche locali
  • ha un effetto disintossicante e protettivo del fegato
  • è uno stimolante della circolazione sanguigna

Ci sono controindicazioni relativi all'assunzione della propoli?

Solitamente l'assunzione orale della propoli non crea nessun problema. In alcuni casi, però, sono state rilevate delle intolleranze o reazioni di rush cutanei specialmente nei soggetti già predisposti ad allergie a pollini.
Nei casi di sospetta allergia si consiglia di consultare il proprio medico ed eventualmente procedere ai test previ l'assunzione della propoli stessa.

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Api operaie, regine e fuchi

mercoledì 28 ottobre 2015 08.50.34 America/Los_Angeles

Una colonia d'api è costituita da una regina che è la madre di tutti gli altri individui presenti, da un numero di api operaie che può variare a seconda della stagione (passando per esempio da 10.000 durante l'inverno a 50.000 - 90.000 durante l'estate) e da un numero esiguo di fuchi o maschi (200 - 1.000) presenti solo durante la stagione primaverile - estiva, durante la quale vengono allevate le nuove api regine. Oltre agli individui adulti esiste nell'alveare un numero variabile di api giovani che, nell'allevamento dentro le cellette dei favi, costituiscono la "covata".
Dato l'elevatissimo grado di specializzazione raggiunto dalle tre tipologie (o caste) che abitano l'alveare, la sopravvivenza del singolo dipende dalla stretta collaborazione collettiva nel superorganismo, in cui ognuno assolve funzioni essenziali per la vita della società, assicurando in tal modo l'esistenza di se stesso. Nell'alveare non può esistere, quindi, un individuo come entità autonoma, in quanto la propria esistenza dipende strettamente da una serie di funzioni che vengono svolte dall'insieme degli individui che compongono la società delle api.
Per l'apicoltore è essenziale imparare a riconoscere a prima vista le tre tipologie (regina, operaia, fuco) sopra i telaini dell'alveare, per poter valutare immediatamente la situazione di ogni colonia e quindi le necessarie tecniche da applicare.

L'ape operaia. In questa meravigliosa organizzazione, l'ape operaia è l'individuo che detiene il controllo di tutta la vita dell'alveare; lavoratrice instancabile, svolge innumerevoli mansioni agendo in ogni fase della vita del superorganismo, determinando il verificarsi o meno di fenomeni come per esempio la costruzione dei favi, l'ovodeposizione della regina, la sciamatura, la nascita di nuove regine etc. Si tratta di un individuo versatile in tutti i lavori che devono essere svolti per la vita dell'alveare. Per questo il suo corpo è dotato di una serie di sofisticati strumenti che le consentono di svolgere i più svariati compiti; in relazione alle necessità di lavoro, l'insetto utilizza una specifica parte del proprio corpo specializzata in una determinata mansione attraverso millenni di evoluzione. Così. per esempio, con le ali assicura la ventilazione dell'alveare regolando la temperatura interna in base al clima esterno; raccoglie e porta a casa il polline e la propoli riunendoli in pallottoline e attaccandole alle spazzole e cestelle degli arti inferiori; con il suo apparato boccale raccoglie e accumula in una speciale sacca melaria le goccioline di nettare dei fiori.
Le api operaie sono femmine sterili e quindi solo in casi eccezionali e anormali depongono le uova. In tale situazione, infatti, la colonia è orfana di regina per cui la deposizione delle uova da parte delle operaie sembra essere l'estremo tentativo per continuare comunque la vita nell'alveare. Le operaie che assumono le veci della regina vengono chiamate "api figliatrici": le uova prodotte daranno origine solamente a fuchi (o maschi) e il numero di operaie andrà gradualmente diminuendo; la colonia non riuscirà a durare a lungo in quanto verrà meno l'importazione di cibo, fino al completo esaurimento di tutte le scorte presenti nell'alveare. L'ape operaia è quindi l'individuo che deve assumersi tutti i compiti connessi al governo della colonia, mentre la fase riproduttiva deve essere lasciata all'ape regina.

L'ape regina. E' l'individuo preposto alla riproduzione; si distingue in mezzo alle api operaie per il suo addome più voluminoso e più lungo. Essa infatti ha la dimensione della lunghezza del corpo che è doppia rispetto a quella dell'ape operaia, appunto per il fatto che con i suoi organi riproduttivi completamente sviluppati deve deporre circa 2.000 uova al giorno (pari a due milioni di uova nel corso della sua vita, che può durare da 4 a 5 anni). Si tratta di una vera e propria macchina produttrice di uova e per questo non deve essere mai distolta dal suo lavoro, facendo in modo che una cerchia di "nutrici" continui ad assicurarle il nutrimento e la pulizia del corpo. Conduce tutta la vita rinchiusa dentro l'alveare per deporre le uova nelle cellette dei favi; le uniche uscite avvengono unicamente in occasione dei voli di accoppiamento. Solo le giovani regine effettuano il "volo nuziale" e comunque una sola volta nella vita, accoppiandosi con diversi fuchi. Possiede un pungiglione che non usa mai per difendersi o per difendere la colonia dai nemici, in quanto il suo ruolo è quello di prevalere sulle regine rivali per affermare la sua presenza nell'alveare. Si alimenta con l'aiuto delle api nutrici che le offrono il cibo direttamente in bocca: l'alimento è costituito esclusivamente da pappa reale durante tutta la sua vita. Le nutrici preposte all'alimentazione  sono giovani api operaie dell'età variabile da 5 a 14 giorni, con le ghiandole della pappa reale funzionanti.

Il fuco. E' il maschio della specie Apis mellifica ed è preposto all'accoppiamento con l'ape regina. E' di facile riconoscimento in mezzo alle operaie per le dimensioni maggiori del corpo, che si presenta tozzo e robusto. Esso viene allevato nella colonia durante il periodo in cui si allevano anche le api regine (primavera - estate).

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martedì 27 ottobre 2015 08.33.49 America/Los_Angeles

Comincia il filo diretto con i nostri clienti e con tutti gli appassionati di apicoltura. Questo spazio vuole essere una piazza virtuale in cui, oltre a parlare dei nostri prodotti, scambieremo informazioni e notizie sul variegato e appassionante mondo delle api.

Mai come oggi le tematiche relative alla conservazione e alla difesa dell'ambiente trovano ampio spazio nei forum e negli spazi dedicati a questo argomento così sentito e così dibattuto. Gli ultimi anni ci hanno riportato a un contatto più diretto con la terra e le attività connesse alla ruralità e hanno, in qualche maniera, contribuito a creare una sensibilità nuova verso la lotta ai pesticidi e all'inquinamento atmosferico. 

"Le api diminuiscono e sono sempre meno resistenti per colpa dell'inquinamento ambientale", lamenta il deputato popolare Alojz Peterle, ex presidente dell'Associazione slovena di apicoltura e lui stesso apicoltore esperto. "Non bastano i farmaci, quello di cui abbiamo davvero bisogno è di diminuire l'uso dei pesticidi. Il comparto agricolo dovrebbe farne un uso più responsabile, e diventare il maggior alleato degli apicoltori".

Noi vogliamo dare il nostro piccolo contributo in questa vera e propria lotta all'inquinamento atmosferico anche considerato il fatto che viviamo in un territorio abbastanza fortunato da questo punto di vista e possiamo essere la dimostrazione più tangibile della bontà di determinate scelte. Seguiteci, siamo sicuri che costruiremo qualcosa di interessante. A presto!!

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